Bambina che non vuole mangiare le verdure: consigli per aiutare i bambini ad accettarle

Bambini che non mangiano verdure: cosa fare?

“Mio figlio non mangia verdure.” È una delle frasi che molti genitori pronunciano con preoccupazione durante un percorso di educazione alimentare.

Broccoli lasciati nel piatto, zucchine rifiutate senza nemmeno assaggiarle, insalata che sembra non poter entrare nel menu familiare. A volte basta vedere qualcosa di verde nel piatto per ricevere immediatamente un deciso: “Non mi piace!”

Ma il rifiuto delle verdure nei bambini è abbastanza comune e non significa necessariamente che il bambino non imparerà mai ad apprezzarle.

La strategia migliore, generalmente, non è obbligare, ma accompagnare gradualmente il bambino alla scoperta degli alimenti.

Perché alcuni bambini rifiutano le verdure?

Durante l’infanzia le preferenze alimentari sono ancora in evoluzione. Il bambino può essere particolarmente sensibile al sapore, all’odore, alla consistenza o perfino all’aspetto di determinati alimenti.

Inoltre, alcuni bambini attraversano periodi in cui diventano più diffidenti nei confronti degli alimenti nuovi. Per questo motivo una verdura rifiutata oggi non deve necessariamente essere considerata un alimento definitivamente escluso dalla sua alimentazione.

È importante anche ricordare che ogni bambino è diverso: ciò che funziona immediatamente con uno può richiedere più tempo con un altro.

1. Non trasformare il pasto in una battaglia

“Se non mangi le verdure, non ti alzi da tavola.”

Frasi di questo tipo possono trasformare l’alimentazione in un terreno di scontro.

Insistere continuamente, rimproverare o costringere il bambino ad assaggiare potrebbe aumentare la sua opposizione verso quell’alimento.

È preferibile proporre le verdure con tranquillità, lasciando al bambino la possibilità di avvicinarsi gradualmente al nuovo cibo.

2. Continuare a proporle

Un errore frequente è pensare:

“Non gli piacciono i broccoli, quindi non glieli preparo più.”

Il fatto che un bambino rifiuti un alimento una volta non significa che lo rifiuterà sempre.

È possibile riproporlo in altre occasioni, senza pressioni. La familiarità con un alimento può crescere attraverso esposizioni ripetute: vederlo, toccarlo, sentirne l’odore, partecipare alla preparazione e, eventualmente, assaggiarlo.

3. Cambiare preparazione

Una verdura non ha sempre lo stesso sapore o la stessa consistenza.

Una zucchina bollita è molto diversa da una zucchina cotta al forno. Una carota cruda croccante offre un’esperienza completamente diversa rispetto a una carota cotta.

Possiamo quindi sperimentare diverse modalità di preparazione: verdure al forno, vellutate, polpette vegetali, frittate con verdure, sughi, bastoncini di verdure crude o contorni colorati.

L’obiettivo, però, non dovrebbe essere nascondere sempre le verdure, ma aiutare progressivamente il bambino a riconoscerle e familiarizzare con esse.

4. Coinvolgere il bambino

Il rapporto con il cibo comincia molto prima dell’assaggio.

Portare il bambino al mercato, scegliere insieme una verdura, lavarla, tagliarla con strumenti adatti alla sua età o utilizzarla per preparare una ricetta può renderla più interessante.

Anche coltivare qualcosa può essere un’esperienza educativa molto potente.

Una piantina di pomodoro sul balcone, qualche foglia di basilico o una piccola lattuga permettono al bambino di osservare il percorso dal seme alla tavola.

Ed è proprio questo uno dei principi che utilizzo nel libro Piccoli semi, grandi abitudini: avvicinare i bambini all’alimentazione attraverso curiosità, gioco ed esperienza, invece di presentare il cibo come un insieme di obblighi.

5. Dare l’esempio

I bambini osservano molto più di quanto immaginiamo.

Se a tavola gli adulti consumano abitualmente verdure e ne parlano in maniera positiva e naturale, il bambino riceve un messaggio molto diverso rispetto a quello trasmesso da un’imposizione.

Non serve ripetere continuamente:

“Le verdure fanno bene, devi mangiarle.”

Può essere più efficace fare in modo che facciano semplicemente parte della normalità della tavola familiare.

6. Rendere il piatto interessante, senza trasformarlo in un premio

Colori e forme possono aumentare la curiosità.

Pomodorini rossi, carote arancioni, mais giallo, zucchine verdi e altri vegetali possono diventare parte di un piatto colorato e piacevole da esplorare.

Con i bambini più piccoli possiamo anche creare faccine o semplici composizioni.

Il gioco può favorire l’avvicinamento al cibo, purché non si trasformi in un’altra forma di pressione.

7. Evitare il ricatto con il dolce

“Se mangi i broccoli, dopo puoi avere il dolce.”

Può sembrare una buona strategia, ma rischia di trasmettere involontariamente un messaggio: il broccolo è qualcosa da sopportare, mentre il dolce è il vero premio.

Meglio evitare di attribuire agli alimenti il ruolo di premio o punizione.

Quando bisogna preoccuparsi?

Non mangiare volentieri alcune verdure è diverso dall’avere un’alimentazione estremamente limitata.

Se il bambino accetta pochissimi alimenti, elimina intere categorie di cibi, presenta difficoltà importanti durante i pasti, problemi di crescita, difficoltà nella masticazione o deglutizione oppure il momento del pasto provoca forte disagio, è opportuno parlarne con il pediatra e, quando indicato, con i professionisti competenti.

Piccoli passi, grandi abitudini

L’obiettivo non è convincere un bambino a mangiare un piatto di broccoli oggi.

L’obiettivo è aiutarlo a costruire nel tempo un rapporto sereno e curioso con il cibo.

Un bambino può iniziare semplicemente osservando una verdura. La volta successiva potrebbe toccarla. Un altro giorno potrebbe assaggiarne un piccolo pezzo.

Sono tutti piccoli passi.

È proprio da questa idea che nasce Piccoli semi, grandi abitudini, il mio libro dedicato all’educazione alimentare dei bambini: attraverso Lillo, Nina la Carotina e lo Chef, i più piccoli possono scoprire frutta, verdura, colazione, merenda e altre buone abitudini attraverso attività e giochi.

Perché una sana alimentazione non dovrebbe essere vissuta come una serie di divieti, ma come qualcosa da conoscere, sperimentare e scoprire insieme.

Roberta Graziano – Biologa Nutrizionista

Le informazioni contenute nell’articolo hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del pediatra o di altri professionisti sanitari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *